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L’ABC della privacy quando vola un drone

I velivoli telecomandati, più noti con il nome di droni, aumentano di numero in maniera esponenziale...

velivoli telecomandati, più noti con il nome di droni, aumentano di numero in maniera esponenziale mentre migliora la tecnologia che portano “in pancia”.
Sesar (The Single European Sky ATM Research) stima che la domanda europea entro il 2035 varrà oltre 10 miliardi di euro l’anno in termini nominali; il mercato dei droni crescerà entro il 2020 del 42% nell’agricoltura di precisione, del 26% nei media e nell’intrattenimento, del 36% nell’ispezione e nel monitoraggio delle infrastrutture e del 30% nelle attività ricreative.

 

In attesa delle norme Ue

Un mercato in espansione che, come spesso accade, non è seguito a ruota da un aggiornamento normativo che lo regolamenti. O forse no: l’Unione europea ha già avviato la regolamentazione dell’utilizzo dei droni nello spazio compreso entro i 150 metri d’altezza con l’obiettivo di dare una certezza normativa in un mercato che si fa strategico e che ha necessità di armonizzare le attuali disposizioni nazionali in un perimetro applicativo forzatamente più ampio.

Tra le strategie messe a punto da Commissione Europea e Sesar rientra il tracciamento di droni e operatori entro il 2019 che imporrà all’identificazione elettronica e al geo-fencing (sistema che permette di tracciare il movimento dei velivoli) di essere testati e applicabili per garantire l’operatività dei velivoli registrati nello “U-space”, la porzione di cielo fino a 150 metri d’altezza.

I consigli del Garante Privacy

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha intanto creato un’infografica per mettere in guardia chi utilizza droni a fini ricreativi da utilizzi sanzionabili: sei consigli per rispettare la privacy altrui e sapere che, oltre ai profili di rispetto degli spazi personali, esistono regole Enac per far volare i sistemi aeromobili a pilotaggio remoto (disponibili su www.enac.gov.it).

Le riprese

L’utilizzo di droni per scopi ricreativi è lecito ma va rispettata la privacy altrui e, appunto, le norme Enac. Questo significa far attenzione alle riprese. Se la fotocamera riprende luoghi pubblici, come possono essere le spiagge, le strade, i parchi, non si deve invadere gli spazi personali e l’intimità delle persone. Questo significa che non si possono diffondere le riprese effettuate con il drone sul web, sui social o sulle chat, a meno che non si sia preventivamente chiesto il consenso dei soggetti che vi compaiono. Fa eccezione a questa regola la diffusione di immagini a fini giornalistici.

La diffusione delle riprese senza consenso è possibile solo se si rendono irriconoscibili le persone, o perché riprese da lontano o perché hanno il volto oscurato da un apposito software. Stessa cosa per le conversazioni: eventuali frammenti captati in modo accidentale possono essere utilizzati sono se non rendono riconoscibile le persone coinvolte e il contesto.

Diverso è il caso della violazione degli spazi privati altrui: si rischia di agire in contrasto con norme penali.

Il rispetto degli altri passa dalla comunicazione. Per esempio, ricorda il Garante, se si intende riprendere una festa nel proprio giardino sarebbe bene avvisare i vicini che hanno il diritto di chiedere di non essere ripresi. Altra buona pratica è fare in modo che il pilota del drone sia sempre ben visibile per non suscitare sospetti o allarmi negli altri.

La raccolta dei dati

Tutti i droni, allo stesso modo dei dispositivi elettronici, devono rispettare i principi di privacy by design e privacy by default come espressamente previsto dal Regolamento UE 2016/679 in materia di protezione dei dati personali. Questo significa che la costruzione e la successiva configurazione del velivolo deve essere impostata per raccogliere il minor numero di dati possibili.

Dalla parte del soggetto leso

Che fare se pensiamo che sia stato leso il nostro diritto alla privacy?
In primo luogo individuare il pilota del drone e chiedere come si intendono utilizzare le riprese, spiega il Garante: è un diritto negare il consenso al trattamento dei dati raccolti.

Se ci si ritenesse vittime di violazioni della propria privacy, però, resta il ricorso al Garante o, in alternativa, all’Autorità giudiziaria.

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